E’ stata la mia seconda partita di rugby vista dal vivo e riuscii, novizio entusiasta dopo primi o secondi tempi visti in TV bianco&nero e poca conoscenza, a convincere altri 6 o 7 amici, tutti dediti all’arte del fubal, dell’importanza dell’evento e riempimmo due automobili arrivando da Verona all’Appiani con largo anticipo per acquistare i biglietti e tuttora qualcuno, mai più convertito al rugby, di quella spedizione mi ricorda la splendida giornata. Arrivammo ore prima e l’atmosfera, intorno allo stadio, era di grande attesa e il pubblico incontrato nelle ore precedenti l’incontro, molto preparato, ci aveva contagiato con il racconto delle gesta dei giocatori Italiani. Gli AllBlacks, come divinità supreme, venivano solo evocati con sommo rispetto. Molto poca era la conoscenza generale dei tutti neri che come apparizione sublime si sarebbero materializzati sul prato dell’Appiani in meno di 60 minuti. La selezione Italiana era molto, molto forte e lo dimostrò sul campo. Era una selezione dei Dogi vestiti dei colori del XV del Presidente, allargata agli stranieri militanti in Veneto. Sì era proprio una selezione e non la Nazionale, perché l’unica data disponibile per ospitare gli All Blacks, andava a sovrapporsi al match già fissato contro la Polonia a Varsavia e valido per la Coppa Europa. La Federazione Italiana si trovò con l’enorme opportunità di ospitare i mitici AllBlacks, una possibilità prestigiosa e tanto stimolante sotto il profilo tecnico e stabilì di mandare contro i polacchi in pratica la nazionale A e di allestire la miglior formazione (anche se ci furono polemiche per la mancata convocazione degli aquilani Di Carlo, Mascioletti e Ghizzoni, di Fabrizio Gaetaniello e di Loris Salsi…) rinforzandola con tre tra i più forti stranieri del nostro campionato, il sudafricano Babrow, piede di velluto, tecnica raffinata e capacità sublime di leggere le fasi situazionali, all’apertura, Guy Pardiés, elettrico mediano di mischia, entrambi del Padova, ed il sudafricano Naudé seconda linea del Rovigo, duro come l’acciaio e determinante in rimessa laterale. La squadra italiana venne denominata XV del Presidente ed erano in pratica I Dogi (selezione Veneta ad invito per giocatori militanti in squadre Venete da almeno tre anni) con il grande Bresciano Bonetti n.8 come capitano, l’amatissimo a Rovigo “angelo” Naudè giocava seconda linea e ricordo tutto il suo orgoglio di SudAfricano nell’affrontare i “nemici” storici, così come Marchetto grande ala offensiva e i primi 5 uomini della mischia da paura, il capitano AllBlacks Mourie (vero cognome Mauri origini Lombarde) li ricordò come i più forti incontarti in quel tour, dopo ebbero da battagliare con Paparemborde, Paco e Cholley prima linea Francese che entrò nell’Olimpo delle teste di mischia ricordate negli annali del rugby. Gli All Blacks erano reduci in quell’anno dal confronto estivo con i Lions, sul quale avevano focalizzato la propria attenzione e che li aveva visti prevalere nella serie per 3-1, con l’ultimo test, quello del tredici agosto, vinto per 10-9 al termine di una battaglia feroce e sfiancante. Così, dopo un impegno così gravoso e stressante (non c’era ancora l’esasperazione professionale odierna…) quale quello della serie contro i Lions, che si articolò su due mesi, la Fedarazione Neozelandese optò per un tour autunnale europeo di meno ampio respiro rispetto ad altri precedenti e ad altri futuri. In pratica venne visitata la sola Francia, dove erano previsti due test più una serie di match non ufficiali contro selezioni regionali. La partita contro il XV del Presidente venne inserita ad inizio giro per rodare la squadra, ma fu anche un’opportunità straordinaria e fortemente voluta da tutti i Neozealendesi per visitare un paese, o una porzione di esso, così attraente e dove in pratica nessuno di loro era mai stato. Certo non si aspettavano di faticare sul campo, anche se va detto che schierarono una formazione molto competitiva, non certo le riserve, se di riserve si poteva parlare. Era una squadra non molto spettacolare, non frizzante come quella di qualche anno prima che il genio indisciplinato ma frizzante ed irrefrenabile di Sid Going, il mediano di mischia elettrico, il maori mormone, portava a giocare a ritmi incredibili esplorando ogni zona del campo. Questi erano più pragmatici, molto solidi, con un pacchetto granitico, dove giganteggiava da pilone quel Brad Johnstone poi allenatore de L’Aquila e della nazionale italiana, centri feroci placcatori che garantivano una cerniera difensiva sicurissima e una mediana non immaginifica come quella della generazione precedente, ma sicura ed avveduta. Si giocò all’Appiani, con grande successo di pubblico e diretta televisiva e a cinque minuti dalla fine il XV del presidente era ancora attaccato, 9-10, nel punteggio ai Neozelandesi, che dopo aver rinunciato nel primo tempo a calciare alcune punizioni a favore in mezzo ai pali sicuri di svolazzare alla mano e capitalizzare con mete a go-go, a tre dalla fine pensarono che fosse meglio piazzare onde evitare spiacevoli sorprese, arrotondando poi il punteggio finale con una meta di Ford a tempo scaduto. Tra l’altro la loro prima meta, segnata dal grande Mourie (che poi avrebbe replicato al 27′ del II t.) da poco subentrato a Eveleigh, fu molto contestata per un passaggio in avanti non rilevato dall’arbitro Tavelli. Comunque il primo tempo si chiuse in parità grazie alla meta di Nello Francescato, propiziata da una sublime intuizione di Babrow e poi “ricamata” dal tervigiano, trasformata da Zuin. Grande orgoglio e determinazione in tutti i nostri giocatori e di tutto lo stadio che non fu per niente “intimorito” dagli AllBlacks e sostenne con palpabile emozione la squadra per tutto l’incontro. Uscimmo contenti e sicuri che quando ci fosse stata l’opportunità di rivedere sul campo i neri con la felce bianca ce la saremo giocati…….
Padova 22 Ottobre 1977 Stadio Appiani
XV del Presidente luogo di nascita e squadra di appartenenza
1 P. Presutti (Aquila) Petrarca
2 P. Monfeli (Viterbo) Petrarca
3 M. Piovan (Padova) Petrarca
4 D. Naude (SudAfrica) Rovigo
5 A. Rinaldo (Padova) Petraca
6 M. Blessano (Treviso) Treviso
7 F. Baraldi (Padova) Petrarca
8 S. Bonetti (Cap) (Brescia) Brescia
9 G. Pardies (Francia) Petrarca
10 N. Babrow (SudAfrica) Petrarca
11 M. Marchetto (Treviso) Treviso
12 N. Francescato (Treviso) Treviso
13 B. Francescato (Treviso) Treviso
14 N. Rossi (Rovigo) Rovigo
15 L. Zuin (Rovigo) Rovigo
All Blacks
15 B.G. Williams
14 S.S. Wilson
13 B. J. Robertson
12. W.M. Osborne
11. R.R. Ford
10. B.J. Mckechnie
9. K.M. Greene
8. R.G. Myers
7. K.A.. Eveleigh (Rimpiazzato da Mourie, capitano)
6. L.G. Knight
5. R.L. Stuart
4. A.M. Haden
3. B.R. Johnstone
2. A.G. Dalton
1. J.C. Ashworth
Tabellino: AllBlacks mete Ford, Mourie 2, trasformazioni McKechnie, punizioni McKechnie; XV Presidente mete N. Francescato trasformazioni e punizioni Zuin
Caro Webmaster,
all’Appiani c’ero anch’io. Forse l’entusiasmo e la memoria mi ingannano un po’…, ma tra le tre mete del match, la più bella è stata proprio quella di Nello. Mi ricordo perfettamente davanti a miei occhi, in occasione della meta di Nello, un abbraccio tra un petrarchino e un rovigoto… Roba da mati (soprattutto a quei tempi). Grazie, Daniele! Mi hai fatto tornare alla mente monenti belli. Andrea
Partecipammo con tutta la Giovanile del Verona di allora – da Loris Renica a Rosso Lugoboni, da Stefano Ezio Marrella a Beppe Sarti, da Davide Campion al mio mediano di mischia Pietro Maggia (mai nessuno mi ha poi aperto ovali perfetti come lui), allenata da Luciano Cametti – a quel memorabile evento. Il XV del Presidente indossava una maglia bianca con fascia circolare azzurra. Zuin con un piazzato da metà campo e Nello Francescato con una delle mete più belle di sempre ci fecero sognare. Anche se io avevo occhi solo per Nelson Babrow – un genio – e per il centro All Black Robertson, maestro del buco esterno con mani da pianista. Vero che i nostri erano i Dogi, ma cantammo l’inno italiano a squarciagola. Me lo ricordo, perchè il Rosso Lugoboni quasi mi sradicò dai gradini perchè mi ero alzato con un attimo di ritardo…Un pomeriggio fantastico. Un altro rugby, ma ancora la stessa – appena un po’ più faticosa – magia e passione. Grazie web master, chiedo venia agli altri blogger per questo flash d’amarcord (anche perchè si sente l’età..) Davide
Come dimenticare il pomeriggio all’Appiani ! Tra l’altro, correggimi se sbaglio DAvide, e’ stata la prima volta che siamo tornati da Padova senza 80 punti sul groppone!!!
DC