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	<title>Rugby Verona Blog</title>
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		<title>La Domenica degli Juniores</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 08:55:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si giocano Domenica 15 Novembre 2009 i Campionati per Under16-18-20 del Ferrari BK Cus Verona Rugby, partita casalinga per l’U16 e trasferte per l’Under18 e U20.Under16 Domenica 15 Novembre alle ore 12.00 al Campo Gavagnin in Via Montorio a Verona il Ferrari BK CUS Verona Rugby giocherà la seconda partita fra le mura amiche ritornando all’ombra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rugbyverona.wordpress.com&blog=4759630&post=2890&subd=rugbyverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Si giocano <strong>Domenica 15 Novembre 2009</strong> i Campionati per<strong> Under16-18-20 del Ferrari BK Cus Verona Rugby,</strong> partita casalinga per l’U16 e trasferte per l’Under18 e U20.<span id="more-2890"></span><strong>Under16</strong> <strong><span style="color:#800000;">Domenica 15 Novembre </span></strong>alle ore <strong>12.00</strong> al <strong>Campo Gavagnin</strong> in Via Montorio a Verona il <strong>Ferrari BK CUS Verona Rugby</strong> giocherà la seconda partita fra le mura amiche ritornando all’ombra del castello di Montorio. L’avversario dei ragazzi di Renica-Zancanella sarà il <strong><span style="color:#993300;">Leonorso Rugby Udine</span><strong>.</strong></strong> L’impegno arriva dopo la prima sofferta vittoria esterna della scorsa Domenica a Venezia con la squadra che è a corto di uomini abili a scendere in campo per infortuni e malattie. Udine ci segue in classifica a 9 punti e si è dimostrato fin’ora compagine di buona levatura con lo stesso numero di vittorie e sconfitte dei giovani ragazzi del Cus Verona. Sarà un altro difficile passo nel cammino di questo campionato, dove nessuna partita è facile o da prendere con leggerezza. Il confronto per il <strong>Ferrari Bk</strong> <strong>Cus Verona U16</strong> servirà per determinare quali siano stati i progressi nella gestione del gioco acquisiti dopo un inizio di campionato che ha mostrato la difficoltà dei ragazzi nel gestire il gioco tattico. La mischia Veronese sarà ancora fortemente impegnata dal pacchetto degli avanti avversari che come ormai è “tradizione” ha centimetri e chili in sovrabbondanza rispetto ai nostri primi 8 ragazzi. Come sempre la continuità e l’intensità nel gioco saranno  i due obiettivi a cui tutta la squadra sarà chiamata a perseguire. Attenzione e cura nella difesa sui calci alti degli avversari saranno le fasi che la nostra linea arretrata dovrà curare particolarmente per creare fasi di contrattacco efficaci. L’esperienza maturata nella prima parte del campionato ha certamente dato ai ragazzi <strong>dall’Under16</strong> la consapevolezza dei loro mezzi e la capacità di giocare sempre per raggiungere il massimo dell’obiettivo. Come sempre forza e coraggio.</p>
<p><strong>Under18</strong> <strong><span style="color:#800000;">Domenica 15 Novembre</span></strong>  il <strong>Ferrari BK CUS Verona Rugby</strong> andrà a Padova per affrontare presso gli Impianti Sportivi Universitari di Via J. Corrado alle ore <strong>11.00</strong> il <strong><span style="color:#800000;">CUS </span><span style="color:#ff6600;">Padova</span></strong>. La partita arriva dopo la sosta per il Sabato di lutto seguito alla morte di Katia Soave in cui i nostri ragazzi si sono fermati in segno di rispetto rimandando il derby con il Valpolicella Rugby. L’impegno è molto difficile per i ragazzi di <strong>Puccetti-Gasparato</strong> che vanno a scontrarsi con la prima in classifica. Le due partite giocate finora giocate hanno dato segnali positivi, ma anche qualche dubbio sulla capacità dei ragazzi Veronesi di credere nelle proprie capacità. Le qualità e la voglia di combattere sono sempre presenti in <strong>Martini</strong> e compagni, manca ancora quella ferocia nel gioco che serve per mantenere impegnato l’avversario in qualsiasi fase e zona del campo. Il lavoro svolto in allenamento queste settimane ha rinforzato alcuni aspetti tecnici come lo schieramento in attacco e difesa e ha portato più sicurezza nell’occupazione del campo. Serve domani una prova di carattere dei giocatori, che sapendo bene il valore della sfida con i primi della classe,dovranno  mettere in campo tutte le loro abilità, qualità e forza per uscire dal terreno di gioco sapendo di aver dato tutto per i colori VerdeBlù. Mai mollare dovrà essere la parola d’ordine prima, durante e alla fine dell’incontro con il CUS Padova. Orgoglio e determinazione da mostrare dal primo all’ottantesimo minuto.</p>
<p><strong>Under20</strong> <strong><span style="color:#800000;">Domenica 15 Novembre</span></strong>  alle ore 12.30 l’Under20 del <strong>Ferrari BK CUS Verona Rugby</strong> giocherà al Campo <strong>Invernici </strong>in <strong>Via della Maggia &#8211; Brescia</strong> con il <strong><span style="color:#0000ff;">Rugby Brescia</span></strong> la terza sfida con squadre della vicina Lombardia. E’ la ripresa dell’attività dopo la dolorosissima perdita di Katia Soave animatrice e punto di riferimento per i ragazzi dell’Under 20 Veronese. E’ il ritorno in campo senza la presenza di una persona amica. E’ la possibilità di mostrare sul campo la propria reazione giocando al meglio per onorare la sua memoria. La squadra avversaria è tra le prime forze del girone e ci precede in classifica, sarà l’orgoglio dei giovani di Luca Comitti a scendere in campo e a dimostrare che il campionato è tutto da giocare. E’ la possibilità di scendere in campo per disputare una partita da ricordare.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>ALLBLACKS Trasferta a Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 17:11:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il ritrovo per la partenza è fissato alle ore 9.30 di Sabato 14 Novembre 09 presso il campo Gavagnin di Via Montorio. E&#8217; richiesta la massima puntualità per organizzare l&#8217;assegnazione dei posti sugli autobus
La partenza è fissata per le ore 10 inderogabilmente.
Si invitano tutti i partecipanti, grandi e piccini, a indossare i colori della nostra squadra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rugbyverona.wordpress.com&blog=4759630&post=2887&subd=rugbyverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><span style="color:#003300;">Il ritrovo per la partenza è fissato alle ore 9.30 di <span style="color:#000000;">Sabato 14 Novembre 09</span> presso il campo Gavagnin di Via Montorio. <span style="color:#800000;">E&#8217; richiesta la massima puntualità per organizzare l&#8217;assegnazione dei posti sugli autobus</span></span></strong></p>
<p><span style="color:#000080;"><strong><span style="text-decoration:underline;">La partenza è fissata per le ore 10 inderogabilmente.</span></strong></span></p>
<p><span style="color:#000080;"><strong><span style="color:#3366ff;">Si invitano tutti i partecipanti, grandi e piccini, a indossare i colori della nostra squadra e/o quelli della nostra Nazionale. Pronti per l&#8217;incitamento!</span></strong></span></p>
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		<title>Aspettando&#8230;&#8230;(i miei) AllBlacks 1979</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 17:04:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; vero che quella partita rischiammo di vincerla, sono passati quasi trent&#8217;anni, nel finale dopo essere arrivati oltre la linea bianca con Nello Francescato andammo vicino a segnare la meta che ci avrebbe portato in paradiso. Andiamo con ordine perché nella mia mente è una delle partite in cui ho bruciato al massimo la tensione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rugbyverona.wordpress.com&blog=4759630&post=2879&subd=rugbyverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>E&#8217; vero che quella partita rischiammo di vincerla, sono passati quasi trent&#8217;anni, nel finale dopo essere arrivati oltre la linea bianca con Nello Francescato andammo vicino a segnare la meta che ci avrebbe portato in paradiso. Andiamo con ordine perché nella mia mente è una delle partite in cui ho bruciato al massimo la tensione e i ricordi sono dei lampi intensi che affiorano improvvisamente e rimangono pochissimo leggibili. Fu un’emozione grande da lasciare senza parole, dopo aver dato il massimo del sostegno e della partecipazione agli atleti, quel giorno in maglia bianca con il tricolore sul petto. <span id="more-2879"></span><img class="aligncenter size-full wp-image-2883" title="Rugby_Italia_-_All_Blacks_XV_1979" src="http://rugbyverona.files.wordpress.com/2009/11/rugby_italia_-_all_blacks_xv_19791.jpg?w=500&#038;h=314" alt="Rugby_Italia_-_All_Blacks_XV_1979" width="500" height="314" />Ero al Battaglini nella vecchia tribuna ed ero partito da Verona, con un vero neofita come compagno, percorrendo la vecchia statale al mattino, pensando alla marea di gente che si sarebbe trovata in Via Alfieri, pronta per l&#8217;evento e in attesa di sostenere la nostra Nazionale. Era un giorno feriale e contavo anche su questo fatto per arrivare e non trovare code impossibili ai botteghini, perciò appena dopo colazione partimmo in una bella giornata autunnale e via per la tortuosa statale che arrivava tra i platani alle porte di Rovigo. L’aria era già elettrica a metà mattina e dopo aver comprato i biglietti, scopo principale in quelle ore, ci accontentammo di un panino con la mortadella e poi aperti i cancelli ci accomodammo in tribuna laterale. Intanto arrivavano sempre più appassionati e lo stadio si riempiva e sembrava ormai saturo un’ora prima dell’inizio, la gente premeva ai cancelli che erano stati chiusi perché raggiunta la capienza massima. C’era nell’aria un ronzio forte, come se la forza di ognuno sugli spalti producesse un rumore. Avevamo, due anni dopo l’Appiani informazioni maggiori sui nostri avversari, un giornalino, All Rugby, a cui mi ero abbonato mi teneva in costante mente informato sulle vicende Italiane e Internazionali, compravo poi qualche rivista Inglese o Francese per ampliare l’orizzonte, insomma ero preparato. Nel frattempo la mia conoscenza del rugby si era consolidata perché avevo ormai visitato tutti i campi Veneti, vedendo Dogi, Nazionale e il campionato Italiano, volevo conoscere dal vivo i protagonisti di questo sport che appassionava solo me. Cercavo sempre di coinvolgere qualche amico, mi accompagnavano, si divertivano, chiedevano la spiegazione delle regole, ma poi venivano una o due volte alle partite e alla fine mi lasciavano solitario viaggiatore sui campi da rugby. <img class="aligncenter size-medium wp-image-2884" title="azitaabyd2[1]" src="http://rugbyverona.files.wordpress.com/2009/11/azitaabyd212.jpg?w=300&#038;h=232" alt="azitaabyd2[1]" width="300" height="232" />Ad un tratto, la gente fuori dai muri del Battaglini, come uno sciame d’api, entrò: alcuni arrivarono di corsa sulle tribune e ci trovammo tutti in piedi con persone attaccate alle spalle, altri arrivarono sull’erba e si sistemarono ai lati del campo, il frastuono era alto e ancora di più quando uscirono i trenta giocatori dagli spogliatoi. I miei ricordi sono abbastanza buoni, ma l&#8217;emozione e la partecipazione di quel pomeriggio furono intense e divido l’evento in quattro episodi: 1) AllBlacks che sembrano frantumarci nei primi 10 minuti e quasi ci riescono, Italia in confusione con pubblico in grande soggezione, 2) Marchetto calcia in touche e arriva la liberazione dalla pressione e incominciamo a giocare alla pari, ma gli Australi sembrano irraggiungibili; 3) AllBlacks con furore nei primo quarto d’ora del secondo tempo, penso ad una capitolazione totale fino al 18-3, 4) Italia, Italia è il pubblico in campo con i giocatori come se tutta la forza dei presenti spingesse i giocatori in maglia bianca e venti minuti di grande Italia e la vittoria a portata di mano. Ripensando e rivivendo quegli ultimi minuti, stento ancora a riprendermi.e sono ancora convinto che avremo anche potuto vincere, si siamo andati vicinissimi e forse la nostra storia rugbystica sarebbe cambiata. Quando arrivo al Battaglini, quasi sempre con i ragazzi del CUS Verona, cammino sulle gradinate della vecchia tribuna e mi metto dove ero quel giorno. Penso sempre, porti bene.</p>
<p>Stadio Battaglini Rovigo, Mercoledì 28 November 1979<br />
Risultato finale: Italia 12 Nuova Zelanda 18<br />
I tempo: Italia 6 Nuova Zelanda 15<br />
Spettatori presenti – 14000<br />
Giornata di sole e campo in buone condizioni<br />
Arbitro: F. Pogutz di Roma</p>
<p>ITALIA<br />
15 F.    Gaetaniello     Livorno<br />
14 M. Mascioletti      Aquila<br />
13 N.   Francescato     Treviso<br />
12 R.   Francescato     Treviso<br />
11 M. Marchetto       Treviso<br />
10 S.    Bettarello        Rovigo<br />
9 F.      Lorigiola         Petrarca<br />
8 P.      Mariani           Aquila<br />
7 F.      Bargelli           Frascati<br />
6 E.     De Anna         Rovigo<br />
5 J. L. Basei                Treviso<br />
4 G.     Artuso             Petrarca<br />
3 G.     Cucchiella       Aquila<br />
2 C.     Robazza          Treviso<br />
1 A.     Bona (C)         Roma</p>
<p>ALL BLACKS<br />
15 A. R.          Hewson replaced by Wilson<br />
14 S. S.           Wilson<br />
13 T. M.          Twigden<br />
12 K. J.           Keane<br />
11 B. G.          Fraser<br />
10 E. J.            Dunn<br />
9 M. W.          Donaldson<br />
8 M. G.           Mexted<br />
7 G. N. K.       Mourie (C)<br />
6 M. M.           Burgoyne<br />
5 J. K.                         Fleming<br />
4 A. M.           Haden<br />
3 R. C.            Ketels<br />
2 A. G.            Dalton<br />
1 B. A.            Thompson</p>
<p>Marcatori:<br />
All Blacks:<br />
Mete: B. G. Fraser, M. G. Mexted,<br />
Trasformazioni: A. R. Hewson (2)<br />
Punizioni: A. R. Hewson, R. G. Wilson</p>
<p>Italy:<br />
Mete: N. Francescato<br />
Trasformazioni: S. Bettarello<br />
Punizioni: S. Bettarello (2)</p>
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		<title>Aspettando&#8230;&#8230;gli AllBlacks cronaca di una partita storica</title>
		<link>http://rugbyverona.wordpress.com/2009/11/11/aspettando-gli-allblacks-cronaca-di-una-partita-storica/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 21:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rugbyverona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionali]]></category>
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		<category><![CDATA[1979]]></category>
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		<description><![CDATA[Un amico del rugby che ha a cuore le radici di questo sport come l’estensore di questo blog, ha scritto la magnifica, epica e molto dettagliata cronaca di quella partita. Grazie infinite a Marco di Genova che ha dedicato al rugby italiano una serie d’indelebili racconti scritti con mano leggera e felice. Grazie per tenere [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rugbyverona.wordpress.com&blog=4759630&post=2876&subd=rugbyverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Un amico del rugby che ha a cuore le radici di questo sport come l’estensore di questo blog, ha scritto la magnifica, epica e molto dettagliata cronaca di quella partita. Grazie infinite a <strong>Marco</strong> di <strong>Genova</strong> che ha dedicato al rugby italiano una serie d’indelebili racconti scritti con mano leggera e felice. <strong>Grazie per tenere viva la memoria di un’epoca da cui noi tutti veniamo e che è la radice che ci ha portato</strong> <strong>fin qui</strong>. Buona lettura, il merito è completamente di Marco a lui tutto il mio affetto e gratitudine.<span id="more-2876"></span> La partita del 28 novembre 1979 venne giocata di mercoledì ed in pratica chiuse la breve tournée autunnale della Nuova Zelanda, che il 10 novembre aveva affrontato la Scozia a Murrayfield, vincendo 20-6, e sabato 24 novembre aveva superato, al termine di una battaglia durissima, 10-9 l&#8217;Inghilterra a Twickenam. E&#8217; importante ricordare lo sforzo compiuto per battere gli inglesi, perché è probabile che i tuttineri ne abbiano poi risentito nel match contro l&#8217;Italia, questo sia detto senza voler svilire la grande prestazione degli azzurri.<br />
La scelta di concludere il tour in Italia si spiega col rispetto che il movimento italiano aveva meritato due anni prima grazie alla prestazione del XV del presidente contro gli All Blacks all&#8217;Appiani di Padova e anche col desiderio della delegazione neozelandese di trascorrere alcuni giorni da turisti felici visitando Venezia. Anche nel 1977 il gruppo neozelandese, che aveva preso alloggio in un hotel di Jesolo, aveva voluto in primis gironzolare tra canali e Piazza San Marco. Gli All Blacks valutarono comunque l&#8217;impegno non meritevole della qualifica di test e la squadra che schierarono (comunque fortissima, a tutti gli effetti nazionale maggiore) giocò con la denominazione di New Zealand XV. Per questa ragione accettarono che la partita fosse arbitrata da un italiano, il romano Pogutz.<br />
La federazione italiana concesse invece il cap agli azzurri, consapevole pure della risonanza che un evento del genere avrebbe avuto e dell&#8217;interesse che avrebbe suscitato. Ad aiutare lo sforzo promozionale dei dirigenti italiani contribuì la diretta televisiva sul secondo canale Rai, con telecronaca del veneto Mirko Petternella; Paolo Rosi, la voce storica del rugby italiano, alla sera avrebbe dovuto commentare un match di pugilato per Mercoledì Sport, uno spazio che il primo canale dedicava ogni settimana, alle 22,30 circa, ad eventi di varie discipline.<br />
Malgrado la collocazione insolita, per giorno designato ed orario, a Rovigo si riversarono appassionati da ogni angolo d&#8217;Italia, creando non pochi problemi agli organizzatori, colti di sorpresa da un afflusso così consistente. Nelle ore immediatamente precedenti la partita apparve chiaro a tutti, forze dell&#8217;ordine comprese, che lo stadio Battaglini, che da poco era stato dotato della seconda tribuna, quella più capiente, non avrebbe potuto garantire a tutti i tifosi un posto sugli spalti. Dopo molte titubanze ed indecisioni, il prefetto concesse l&#8217;autorizzazione a giocare ed i presenti &#8220;in esubero&#8221; vennero fatti accomodare sul prato, a pochi metri dalla linea laterale&#8230;<br />
In questo clima di festa ed esaltazione collettiva Pierre Villepreux, il grande tecnico francese a guida della nazionale e di un movimento che grazie a lui e al suo predecessore Roy Bish era in crescita tumultuosa, annusò l&#8217;aria e capì che era clima da leggenda. Nel discorso pre-partita Villepreux, tolosano emotivo, colto, visionario ed immaginifico si fece prendere dal phatos e non trattenne le lacrime: eventuali eccessi di retorica gli sarebbero stati perdonati per sempre, perché riuscì a motivare e coinvolgere una squadra alla quale non mancavano certo qualità tecniche, specie tra i tre-quarti. I primi dieci minuti del match furono tremendi. Gli italiani &#8220;rimasero come sugli alberi le foglie&#8221;: in balia del tornado neozelandesi. Gli all balcks si accamparono nella nostra metà campo e testarono la nostra consistenza difensiva in tutti i modi: con maul avanzanti, up and under per verificare le abilità di Gaetaniello (che se la cavò egregiamente), con avanzamenti delle seconde e delle terze usate come ball carrier, con il coinvolgimento dei tre quarti, sempre bravi ad andare al largo senza compromettere l&#8217;avanzamento, spesso galvanizzati dalle viperine accelerazioni del mediano Donaldson. Al 4&#8242; Gaetaniello andò in presa sicura su una &#8220;candela&#8221; di Dunn, ma invece di chiamare il mark provò una coraggiosa ripartenza. Dopo due cambi di direzione vincenti ed un guadagno consisistente di metri provò un incrocio con Nello Francescato. I due non si capirono e la palla finì in mani neozelandesi; con l&#8217;abilità funambolica che gli era propria nelle situazioni di gioco rotto, contrattaccarono con vertiginosa velocità spostando palla da destra a sinistra. Sei passaggi e Mexted piombò in meta, l&#8217;estremo Hewson (eccellente calciatore) piazzò e sembrò che fosse l&#8217;inizio di una grandinata. Dopo aver superato la metà campo una volta portando però a casa tre punti grazie ad una punizione di Bettarello, fummo di nuovo centrifugati per altri cinque minuti, quando ci facemmo rubare palla in mischia ordinata su introduzione di Lorigiola e Fraser andò a segnare. 3-12 (la meta allora valeva quattro punti) al 11&#8242;, ahi. L&#8217;episodio forse decisivo fu un evento che in altri contesti ed in altri momenti sarebbe risultato irrilevante, ma che invece in quel giorno ed in quella fase della partita rivestì un significato, emotivo e tecnico, particolare. Su l&#8217;ennesimo up and under, con conseguente pressione neozelandese, gli italiani cercarono ossigeno con un veloce passamano che fece pervenire palla a Marchetto, all&#8217;ala destra. Marchetto sparò un poderoso pedatone e guadagnò una quarantina di metri: era un &#8220;poco&#8221; che si trasformò in un &#8220;tanto&#8221;. Il pubblico, che non aspettava altro che un segnale rinfrancante per dare un senso alla propria partecipazione, si scatenò; gli azzurri, conquistando uno scampolo di metà campo avversaria, presero fiducia e capirono che forse era il caso di usare i calci tattici per alleggerire la pressione che i neozelandesi, con una difesa montante progenitrice delle evoluzioni della rush defense, portavano con ferocia sui nostri. Bettarello ed i Francescato, giocatori che conoscevano il gioco e sapevano adattarsi alle situazioni, iniziarono a spennellare di tomaia, a mettere la squadra nel territorio avversario e soprattutto &#8220;stretcharono&#8221; i tuttineri, tenendoli lontani dai nostri ventidue e costringendoli a ripartire dalle periferie dell&#8217;impero. Bettarello al 12&#8242; mise tre punti (su un calcio di punizione concesso per ragioni a me ignote da Pogutz&#8230;) e minuto dopo minuto la qualità del gioco italiano salì, proporzionalmente alla fiducia. Iniziammo a giocare alla mano, prima con timidezza e poi con convinzione; e quella era una squadra che se voleva e riusciva far vivere il pallone si esaltava e divertiva, mettendo in difficoltà avversari con blasoni ben più nobili&#8230; Partendo da un&#8217;identità definita da tempi immemorabili, da conoscenza superiore del gioco e dei suoi sviluppi, i neozelandesi già allora studiavano il regolamento per giocare al limite di quello (o anche quel tantinello oltre che gli arbitri permettevano, spesso intimoriti dal loro prestigio&#8230;), usando le norme e le eventuali interpretazioni per allargare il range delle soluzioni tattiche e delle risoluzione delle fasi situazionali. Anticipavano di due decenni il campionario di malizie funzionali ad un disegno precostituito che poi avrebbe fatto parte delle maggiori squadre del rugby professionale che conosciamo. Giocavano sempre sul filo del fuorigioco, usavano, come detto giustamente da GiorgioXT, blocchi, tagliafuori, veli ed avevano metabolizzato questi comportamenti al punto tale da considerarli un&#8217;acquisizione omogenea al gioco moderno. Arbitrati da Pogutz, più ortodosso e propenso ad applicare il regolamento più che ad interpretarlo (vedasi l&#8217;alto numero di fuoirigioco fischiati contro), furono in difficoltà a riadattare i propri schemi comportamentali. Certo Pogutz non si fece condizionare dal carisma di Mourie e dalla leggenda dei tuttineri&#8230; Ed infatti i primi tre punti nostri vennero da una punizione comminata contro Mourie, reo di aver fatto malizioso tagliafuori, sull&#8217;ultimo blocco di salto, ai danni di Mariani&#8230; pertita, come detto, cominciò a modificare l&#8217;inerzia iniziale, del tutto favorevole ai neozelandesi, dopo la seconda meta degli all-blacks. I calci tattici con conseguente occupazione del territorio avversario, una difesa sempre più efficace, una progressiva fiducia nei propri mezzi tecnici che portò la squadra ad assumere iniziative in attacco, a muovere la palla, a garantire sostegni sistematici, tutto, tutto questo, fu possibile nel momento in cui Mascioletti e compagni modificarono la percezione che avevano avuto inizialmente dei tuttineri.<br />
Come tutte le grandi nazionali storiche, più di tutte le grandi nazionali storiche, gli all-blacks erano e sono al contempo simbolo e materia. Nel loro caso l&#8217;apparato simbolico (con tutti i rituali ad esso correlati) è talmente imponente da condizionare la percezione della materia. Molte, troppe squadre sono uscite sconfitte o umiliate anche perché inibite dalla storia che i neozelandesi rappresentavano, intimorite dall&#8217;aura che li ha sempre circondati, sottomesse psicologicamente a una grandezza talmente assorbita da un immaginario rugbistico condiviso da diventare archetipo condizionante.<br />
Anche gli azzurri quel giorno di novembre non poterono non farsi condizionare emotivamente e culturalmente dall&#8217;apparato simbolico, dal muro di storia, tradizione e leggenda contro il quale dovevano andare a sbattere. Ma risentirono di quella pressione solo nella fase iniziale, poi la squadra riuscì a reagire. I neozelandesi smisero di essere simbolo e divennero pura, grezza materia. Non furono più percepiti come archetipi irraggiungibili, tornarono uomini: si potevano placcare, si potevano attaccare. Villepreux, nei giorni precedenti il match, aveva posto l&#8217;attenzione della squadra sulla necessità di contrattaccare usando i palloni recuperati e quelli presi al volo dopo i loro calci. Era consapevole che in rimessa laterale avremmo pagato pesantemente dazio e temeva che a Lorigiola arrivassero pochi palloni puliti da situazioni di mischia ordinata. In realtà in mischia ordinata, dopo grosse difficoltà iniziali, Bona, Robazza e Cucchiella in prima linea si adattarono benissimo all&#8217;impatto neozelandese e misero in grossa difficoltà Ketels, Dalton e Thompson, riequilibrando una fase che alla vigilia si pensava nettamente sbilanciata a favore dei tuttineri. Anche per questa ragione fu più facile per Lorigiola, che era passatore sublime, iniziare a distribuire palloni più &#8220;fluidi&#8221;, meno &#8220;affannati&#8221;, autentica manna per Bettarello e Nello Francescato, che era a tutti gli effetti una seconda apertura. Anche i contrattacchi persero il carattere di temerarietà quasi irrazionale ed estemporanea che avevano avuto ad esempio le prime due ripartenze di Gaetaniello, per diventare incisive propulsioni corroborate da sostegni adeguati.<br />
Se un torto gli azzurri (in realtà l&#8217;Italia giocò indossando una divisa tutta bianca) ebbero, e purtroppo fu torto di decisiva sostanza, fu quello di non concretizzare. A fronte di un volume di gioco per venti minuti davvero impressionante, considerati il valore degli avversari e le caratteristiche del rugby in quel periodo storico, l&#8217;Italia non mise punti nel tabellino.<br />
Le azioni alla mano si susseguirono, coinvolgendo in pratica tutta la squadra. La prima importante fu anche quella che ci portò più vicini alla segnatura: dopo una palla rubata vicino ai loro ventidue, un passamano semplice, rapido arioso ed efficace spostò l&#8217;ovale da sinistra a destra, mettendo Marchetto in condizione di giocare un grabber per se stesso. Solo il tuffo (con conseguente annullamento) del bravo Newson impedì all&#8217;ala del Treviso di schiacciare in metaNegli ultimo quarto del primo tempo le azioni alla mano si succedettero incessanti. L&#8217;Italia occupò la metà campo neozelandese e sgranò un rosario di soluzioni offensive, la più memorabile delle quali rimane una sequenza di sette fasi (in un&#8217;epoca in cui parlare di multifasi poteva provocare crampi al cervello anche a menti rugbisticamente raffinate&#8230;) che scatenò l&#8217;entusiasmo del pubblico. Purtroppo tutte queste soluzioni vennero vanificate da errori in fase di &#8220;rifinitura&#8221; e dall&#8217;umiltà degli All Blacks, che difesero con determinazione, adattandosi alla situazione. Nell&#8217;unica occasione, in quei venti minuti, in cui i neozelandesi si accovacciarono nella nostra metà campo presero punti: un (chiaro) fuorigioco di Cucchiella garantì, al 40&#8242;, a Hewson di mettere una punizione in mezzo ai pali. Ci fu ancora tempo di recriminare per una splendida azione iniziata da De Anna (un grande giocatore al quale bisognerebbe dedicare un meritato profilo&#8230;) che partendo da mischia ordinata ruppe un paio di placcaggi e determinò un break. Mariani andò in sostegno e a sua volta scaricò a Cucchiella, un pilone che amava andare a giocare in campo aperto, come altre prime linee aquilane dell&#8217;epoca (Fulvione Di Carlo, Giorgio Morelli, il sottovalutato Catena). In quella circostanza però Cucchiella, invece di allargare per Nello Francescato e Mascioletti, pronti a sinistra a giocare un due contro uno, entrato nei ventidue avversari si girò per costituire, col sostegno degli avanti, una maul, scatenando le più biliose ire di molti spettatori. Dalla tribuna coperta partirono moccoli terrificanti, che svegliarono pure il curato di Polesella, sprofondato nel riposo post -prandiale&#8230; Come sopra ricordato in quel primo tempo il torto azzuuro fu di non convertire in punti il volume di gioco sviluppato. Purtroppo a contribuire negativamente fu una giornataccia, dalla piazzola, di Bettarello. Su Bettarello si scrisse, in quegli anni, di tutto e di più: c&#8217;erano detrattori feroci e sostenitori inscalfibili, amici e nemici, favorevoli e contrari. Per quello che può contare (e vale veramente un dollaro bucato&#8230;) il mio giudizio, io penso che, accettate tutte le contraddizioni ed i cortocircuiti di un uomo complesso dai percorsi rubgbistici non sempre facili da comprendere, sia stato un mediano di apertura di livello superiore, con grande conoscenza del gioco e sapere tattico raffinato. Purtroppo gli capitava, talvolta, di accusare la pressione e d&#8217;incappare in controprestazioni allorché si trattava di mettere in mezzo ai pali punizioni e trasformazioni: e purtroppo, in quel pomeriggio rodigino, i draghi s&#8217;impossessarono di Stefano Bettarello. Dopo le prime felici conversioni iniziò un rapporto conflittuale tra lui ed i pali, con errori in serie, alcuni dei quali difficili da spiegare, considerando le qualità balistiche del giocatore. I fischio di Pogutz chiuse il primo tempo con gli italiani sotto 6-15 e, incredibilmente, molte recriminazioniNei giorni del rugby dei padri le squadre, nel corso del breve intervallo, rimanevano in campo. In quel breve lasso di tempo si vide, sul prato del Battaglini, il grande Mourie arringare con foga la squadra. Il grande capitano neozelandese aveva capito che non era pomeriggio da merende e che non sarebbe stato facile portare a casa la partita. Come già scritto i neozelandesi venivano da un tour logorante in terra di Albione e pochi giorni prima avevano vinto di strettissima misura una battaglia tremenda contro l&#8217;Inghilterra, in un match intenso e logorante. Mourie era consapevole che nei muscoli suoi e dei compagni gironzolavano insidiose tossine e che nel finale di match gli all blacks avrebbero potuto accusare un cedimento. E&#8217; probabile che partì un&#8217;esortazione a chiudere la pratica entro venti minuti.<br />
Alla ripresa del gioco i neozelandesi attaccarono con ferocia, piantando le tende nella metà campo italiana. Le leggende che per anni tramandarono di un secondo tempo azzurro trascorso ad annusare l&#8217;area di meta avversaria sono smentite dalle riprese televisive: nei primi venti minuti della ripresa fummo costretti ad indossare l&#8217;elmetto e a scendere in trincea. Ma fu forse quello il capolavoro italiano: gli uomini in nero bussarono, bussarono forte, bussarono con prepotenza e maleducazione. Gli italiani non aprirono. La porta rimase chiusa, uomini enormi in maglia nera ed ammantati di leggenda vennero respinti senza tanti complimenti. Bargelli, De Anna, Mariani, Artuso, Basei si consumarono in un lavoro tremendo, corpo contro corpo, fibra contro fibra. Robazza, uomo propenso a sacrifici che avrebbero fatto la gioia di Sant&#8217;Ignazio di Loyola, si trasfigurò in terza linea aggiunta, placcando tutto quello che tremolava sopra i fili d&#8217;erba. Persino Bettarello capì che non era giorno da rimanere al calduccio nella tasca e ci mise il corpo. Tutti, ma proprio tutti, difesero sul serio. Così sul serio che al 60&#8242; il punteggio era ancora fermo sul 15-6 per la Nuova Zelanda.<br />
Al 61&#8242; Pogutz fischiò una punizione a favore degli All Blacks, nella metà campo italiana ma in posizione molto angolata. Tutti si sarebbero aspettati il calcio fuori e la rimessa laterale apochi metri dalla nostra linea di meta (anche se con lancio di Robazza, allora il regolamento era diverso&#8230;). Invece tra lo stupore di molti, Mourie invitò Wilson, che aveva sostituito l&#8217;infortunato Newson, a cercare la via dei pali. Il pubblico fischiò, irridendo il capitano neozelandese e non capendo che quella era invece l&#8217;attestazione della nostra consistenza ed il riconoscimento della nostra forza. Wilson calciò e la mise in mezzo ai pali. 6-18 e questione chiusa, vero? No, questione aperta, pensarono i giocatori italiani.<br />
Mourie, capitano giovane ma dal carisma immenso e dalla inusuale capacità di guidare i compagni e di comprendere le situazioni, ci aveva visto giusto. I neozelandesi avevano finito la benzina e gli uomini di Villepreux, corroborati nel morale dall&#8217;andamento della partita, lo avevano capito.<br />
Gli ultimi venti minuti, quelli sì, vennero giocati in continua ed esaltante proiezione offensiva. Gli italiani ebbero un possesso costante, occuparono la metà campo avversaria e diedero qualità al gioco alla mano con sostegni puntuali e continui ed un&#8217;occupazione razionale degli spazi allargati. La meta, la meta leggendaria di Nello Francescato della quale si continua a parlare ancora oggi, fu la conseguenza e l&#8217;attestazione simbolica di quell&#8217;atteggiamento: quel pomeriggio non poteva essere reso glorificato da una meta rapinosa, da un&#8217;azione confusa, da uno spunto casuale e farraginoso. Fu inevitabile segnare così, fu giusto segnare così.<br />
De Anna raccolse l&#8217;ovale nella nostra metà campo da mischia ordinata e partì per andare a contatto. I suoi novantacinque chili (all&#8217;epoca era un sovradimensionato&#8230;) esaltati da una velocità non comune (era stato decatleta e correva su tempi vicini agli 11 netti sui cento metri) gli consentirono di rompere il placcaggio; fu bravo a giocare off load (ma in quei giorni non sapevamo che si chiamasse così&#8230;) per Mariani. L&#8217;azione iniziò un debordaggio ondivago e zigzagante verso sinistra, toccando molte mani, senza che fosse mai compromesso l&#8217;avanzamento. Il crescendo si articolò secondo le modalità che le regole di quel rugby e le conoscenze dei giocatori garantivano. Tutti sapevano che se la palla fosse andata a terra l&#8217;azione sarebbe morta e per questo si proponevano sostegni ed effettuavano passaggi proprio lì, al limite, con l&#8217;ovale che sembrava sul punto di baciare il prato e che invece polpastrelli miracolosi tenevano in vita. Tutte le grandi mete degli anni settanta, compresa quella di Edwards in maglia Barbarians contro gli All Blacks, avevano questo gusto per l&#8217;azzardo, questo desiderio dell&#8217;ampio respiro: non si giocavano (o si giocavano pochissimo) le multifasi, si giocava un&#8217;unica, maestosa fase, senza soluzione di continuità. Non si andava a cozzare contro l&#8217;avversario (o si andava a cozzare poco), si cercava di evitare l&#8217;avversario e di esplorare gli spazi vuoti. E come tutte le grandi mete anche in quella s&#8217;imposero gli eversori, i trasgressori. Era il sogno di Villepreux, il sogno di James, il sogno di tutti i grandi padri del rugby moderno e contemporaneo: gli uomini grossi si ribellavano e decidevano che sì, avrebbero continuato a portare il piano, ma qualche volta avrebbero messo le mani sui tasti. Le ali smettevano d&#8217;immalinconirsi tenendo ottanta minuti la riga laterale tra le balle e, con giudizio e moderazione, annusavano l&#8217;aria delle zone più interne del campo. Gli estremi (seguendo l&#8217;esempio di Villepreux giocatore) rifiutavano di essere conficcati a vita dietro a tutti e s&#8217;inserivano nell&#8217;azione d&#8217;attacco. Era la rivoluzione movimentista, era la nuova dimensione che il rugby degli anni settanta indicava come il riferimento.<br />
E l&#8217;azione italiana ne era una splendida esemplificazione: all&#8217;azione parteciparono De Anna, Mariani, Basei, Bargelli (mischiaroli sodi e tosti) e Gaetaniello, un estremo, più i funamboli di professione, Francescato e Mascioletti. E proprio furono due intuizioni eterodosse del grande aquilano a rifinire la giocata. La prima fu di schiodarsi dalla linea laterale e di garantire un sostegno interno; la seconda, chiusa da un neozelandese la linea di passaggio a mezza altezza e palese il rischio d&#8217;intercetto, di alzare per il compagno un geniale lay-up, una piccola palombella, messa lì con quell&#8217;elegante nonchalance che era una delle cifre espressive del gioco offensivo di Mascioletti. Il flusso era inarrestabile. La palla arrivò a Bargelli, che a tre metri dalla linea non si fece ingolosire e passò a Nello Francescato, che gli aveva garantito un sapiente angolo di sostegno. Nello schiacciò in meta, accompagnato dal ruggito dello stadio. Era il 69&#8242;, molti piansero.<br />
Bettarello trasformò e a 11 minuti dalla conclusione eravamo sotto il break, con i neozelandesi ansimanti e visibilmente preoccupati.<br />
Gli italiani non si fermarono e continuarono a portare pressione; poco dopo Pogutz accordò una punizione ma Bettarello, da posizione molto favorevole, sbagliò tirandosi dietro frasi irriferibili.<br />
Non era finita, in campo c&#8217;era solo una squadra e non era quella che tutti si aspettavano. All&#8217;ultimo minuto, entrando nei loro ventidue, esplorammo ancora il lato sinistro del campo, quello dove imperava Mascioletti. Palla all&#8217;ala e folgorante accelerazione dell&#8217;aquilano, il quale trovatosi di fronte Dunn, lo scavalcò con un calcetto a seguire, a sei sette metri dalla linea di meta. Il neozelandese andò diritto su Mascioletti e lo tagliò fuori con un fallo colossale. Forse non era da assegnare la meta tecnica, come avrebbero voluto Ersilio Bargelli ed alcuni milioni d&#8217;italiani, perché l&#8217;estremo Wilson era riuscito ad accorrere e probabilmente sarebbe riuscito ad annullare anche senza il fallo del compagno. Di certo era punizione e sicuramente gli All Blacks rischiarono grossissimo. Pogutz non se la sentì d&#8217;intervenire e poco dopo fischiò la fine</p>
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		<title>Aspettando&#8230;&#8230;.(i miei) AllBlacks 1977</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 17:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rugbyverona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stata la mia seconda partita di rugby vista dal vivo e riuscii, novizio entusiasta dopo primi o secondi tempi visti in TV bianco&#38;nero e poca conoscenza, a convincere altri 6 o 7 amici, tutti dediti all’arte del fubal, dell&#8217;importanza dell&#8217;evento e riempimmo due automobili arrivando da Verona all&#8217;Appiani con largo anticipo per acquistare i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rugbyverona.wordpress.com&blog=4759630&post=2870&subd=rugbyverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://www.rugby.it/forum/viewtopic.php?f=21&amp;t=13259&amp;st=0&amp;sk=t&amp;sd=a&amp;start=15#p349779#p349779"></a>E&#8217; stata la mia seconda partita di rugby vista dal vivo e riuscii, novizio entusiasta dopo primi o secondi tempi visti in TV bianco&amp;nero e poca conoscenza, a convincere altri 6 o 7 amici, tutti dediti all’arte del fubal, dell&#8217;importanza dell&#8217;evento e riempimmo due automobili arrivando da Verona all&#8217;Appiani con largo anticipo per acquistare i biglietti e tuttora qualcuno, mai più convertito al rugby, di quella spedizione mi ricorda la splendida giornata.<span id="more-2870"></span> Arrivammo ore prima e l’atmosfera, intorno allo stadio, era di grande attesa e il pubblico incontrato nelle ore precedenti l’incontro, molto preparato, ci aveva contagiato con il racconto delle gesta dei giocatori Italiani. Gli AllBlacks, come divinità supreme, venivano solo evocati con sommo rispetto. Molto poca era la conoscenza generale dei tutti neri che come apparizione sublime si sarebbero materializzati sul prato dell’Appiani in meno di 60 minuti. La selezione Italiana era molto, molto forte e lo dimostrò sul campo. Era una selezione dei Dogi vestiti dei colori del XV del Presidente, allargata agli stranieri militanti in Veneto. Sì era proprio una selezione e non la Nazionale, perché l&#8217;unica data disponibile per ospitare gli All Blacks, andava a sovrapporsi al match già fissato contro la Polonia a Varsavia e valido per la Coppa Europa. La Federazione Italiana si trovò con l’enorme opportunità di ospitare i mitici AllBlacks, una possibilità prestigiosa e tanto stimolante sotto il profilo tecnico e stabilì di mandare contro i polacchi in pratica la nazionale A e di allestire la miglior formazione (anche se ci furono polemiche per la mancata convocazione degli aquilani Di Carlo, Mascioletti e Ghizzoni, di Fabrizio Gaetaniello e di Loris Salsi&#8230;) rinforzandola con tre tra i più forti stranieri del nostro campionato, il sudafricano Babrow, piede di velluto, tecnica raffinata e capacità sublime di leggere le fasi situazionali, all&#8217;apertura, Guy Pardiés, elettrico mediano di mischia, entrambi del Padova, ed il sudafricano Naudé seconda linea del Rovigo, duro come l&#8217;acciaio e determinante in rimessa laterale. La squadra italiana venne denominata XV del Presidente ed erano in pratica I Dogi (selezione Veneta ad invito per giocatori militanti in squadre Venete da almeno tre anni) con il grande Bresciano Bonetti n.8 come capitano, l’amatissimo a Rovigo &#8220;angelo&#8221; Naudè giocava seconda linea e ricordo tutto il suo orgoglio di SudAfricano nell&#8217;affrontare i &#8220;nemici&#8221; storici, così come Marchetto grande ala offensiva e i primi 5 uomini della mischia da paura, il capitano AllBlacks Mourie (vero cognome Mauri origini Lombarde) li ricordò come i più forti incontarti in quel tour, dopo ebbero da battagliare con Paparemborde, Paco e Cholley prima linea Francese che entrò nell’Olimpo delle teste di mischia ricordate negli annali del rugby. Gli All Blacks erano reduci in quell&#8217;anno dal confronto estivo con i Lions, sul quale avevano focalizzato la propria attenzione e che li aveva visti prevalere nella serie per 3-1, con l&#8217;ultimo test, quello del tredici agosto, vinto per 10-9 al termine di una battaglia feroce e sfiancante. Così, dopo un impegno così gravoso e stressante (non c&#8217;era ancora l&#8217;esasperazione professionale odierna&#8230;) quale quello della serie contro i Lions, che si articolò su due mesi, la Fedarazione Neozelandese optò per un tour autunnale europeo di meno ampio respiro rispetto ad altri precedenti e ad altri futuri. In pratica venne visitata la sola Francia, dove erano previsti due test più una serie di match non ufficiali contro selezioni regionali. La partita contro il XV del Presidente venne inserita ad inizio giro per rodare la squadra, ma fu anche un&#8217;opportunità straordinaria e fortemente voluta da tutti i Neozealendesi per visitare un paese, o una porzione di esso, così attraente e dove in pratica nessuno di loro era mai stato. Certo non si aspettavano di faticare sul campo, anche se va detto che schierarono una formazione molto competitiva, non certo le riserve, se di riserve si poteva parlare. Era una squadra non molto spettacolare, non frizzante come quella di qualche anno prima che il genio indisciplinato ma frizzante ed irrefrenabile di Sid Going, il mediano di mischia elettrico, il maori mormone, portava a giocare a ritmi incredibili esplorando ogni zona del campo. Questi erano più pragmatici, molto solidi, con un pacchetto granitico, dove giganteggiava da pilone quel Brad Johnstone poi allenatore de L&#8217;Aquila e della nazionale italiana, centri feroci placcatori che garantivano una cerniera difensiva sicurissima e una mediana non immaginifica come quella della generazione precedente, ma sicura ed avveduta. Si giocò all&#8217;Appiani, con grande successo di pubblico e diretta televisiva e a cinque minuti dalla fine il XV del presidente era ancora attaccato, 9-10, nel punteggio ai Neozelandesi, che dopo aver rinunciato nel primo tempo a calciare alcune punizioni a favore in mezzo ai pali sicuri di svolazzare alla mano e capitalizzare con mete a go-go, a tre dalla fine pensarono che fosse meglio piazzare onde evitare spiacevoli sorprese, arrotondando poi il punteggio finale con una meta di Ford a tempo scaduto. Tra l&#8217;altro la loro prima meta, segnata dal grande Mourie (che poi avrebbe replicato al 27&#8242; del II t.) da poco subentrato a Eveleigh, fu molto contestata per un passaggio in avanti non rilevato dall&#8217;arbitro Tavelli. Comunque il primo tempo si chiuse in parità grazie alla meta di Nello Francescato, propiziata da una sublime intuizione di Babrow e poi &#8220;ricamata&#8221; dal tervigiano, trasformata da Zuin. Grande orgoglio e determinazione in tutti i nostri giocatori e di tutto lo stadio che non fu per niente &#8220;intimorito&#8221; dagli AllBlacks e sostenne con palpabile emozione la squadra per tutto l&#8217;incontro. Uscimmo contenti e sicuri che quando ci fosse stata l’opportunità di rivedere sul campo i neri con la felce bianca ce la saremo giocati…….</p>
<h3>Padova 22 Ottobre 1977 Stadio Appiani</h3>
<h3>XV del Presidente luogo di nascita e squadra di appartenenza</h3>
<h3>1 P.     Presutti          (Aquila) Petrarca<br />
2 P.     Monfeli          (Viterbo) Petrarca<br />
3 M.    Piovan            (Padova) Petrarca<br />
4 D.     Naude            (SudAfrica) Rovigo<br />
5 A.     Rinaldo          (Padova) Petraca<br />
6 M.    Blessano         (Treviso) Treviso<br />
7 F.     Baraldi           (Padova) Petrarca<br />
8 S.      Bonetti (Cap) (Brescia) Brescia<br />
9 G.     Pardies           (Francia) Petrarca<br />
10 N.   Babrow          (SudAfrica) Petrarca<br />
11 M. Marchetto      (Treviso) Treviso<br />
12 N.   Francescato   (Treviso) Treviso<br />
13 B.   Francescato  (Treviso) Treviso<br />
14 N.   Rossi               (Rovigo) Rovigo<br />
15 L.   Zuin                (Rovigo) Rovigo                              </h3>
<h3>All Blacks</h3>
<h3>15  B.G.   Williams<br />
14  S.S.     Wilson<br />
13 B. J.     Robertson<br />
12. W.M.  Osborne<br />
11. R.R.    Ford<br />
10. B.J.     Mckechnie<br />
9. K.M.     Greene<br />
8. R.G.      Myers<br />
7. K.A..     Eveleigh (Rimpiazzato da Mourie, capitano)<br />
6. L.G.      Knight<br />
5. R.L.      Stuart<br />
4. A.M.     Haden<br />
3. B.R.      Johnstone<br />
2. A.G.     Dalton<br />
1. J.C.      Ashworth                      </h3>
<p>Tabellino: AllBlacks mete Ford, Mourie 2, trasformazioni McKechnie, punizioni McKechnie; XV Presidente mete N. Francescato trasformazioni e punizioni Zuin<br />
          </p>
<h3> </h3>
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	</item>
		<item>
		<title>Programmazione Televisiva visibile in ClubHouse</title>
		<link>http://rugbyverona.wordpress.com/2009/11/10/programmazione-televisiva/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 08:17:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>clubhouse1</dc:creator>
				<category><![CDATA[club house]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla club house del Cus Verona Rugby in Via Montorio-Verona sono visibili tutti i tests matches del fine settimana. E&#8217; un invito a tutti gli appasionati, amatori, e neofiti che vogliano vedere le grandi sfide tra emisfero Nord e Sud. Troverete competenza, spiegazioni adeguate, amicizia e l&#8217;aria del rugby giocato, per ritemprarvi  birra, panini e ogni cosa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rugbyverona.wordpress.com&blog=4759630&post=2859&subd=rugbyverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Alla <strong><span style="color:#008000;">club house</span></strong> del <strong><span style="color:#0000ff;">Cus Verona Rugby</span></strong> in <strong>Via Montorio-Verona</strong> sono visibili tutti i <strong>tests matches</strong> del fine settimana. <strong><span style="color:#0000ff;">E&#8217; un invito a tutti gli appasionati, amatori, e neofiti che vogliano </span><span style="color:#0000ff;">vedere</span></strong><span style="color:#0000ff;"> <strong>le grandi sfide tra emisfero Nord e Sud</strong></span>. Troverete competenza, spiegazioni adeguate, amicizia e l&#8217;aria del rugby giocato, per ritemprarvi  birra, panini e ogni cosa commestibile via piaccia mangiare vedendo una battaglia di altissimo livello rugbystico. Potete prenotare il tavolo o qualche particolare alimento o bibita vogliate avere per aumentare la vostra partecipazione all&#8217;evento. Club House 045 8400887</p>
<p><strong><span style="color:#808000;">Il club venerdi sera e sabato pomeriggio sarà aperto per tutti</span></strong>.<span style="text-decoration:underline;"> Ciao a tutti, vi aspettiamo numerosi e pronti a sostenere la vostra squadra</span>. <span style="color:#800080;"><strong>Giubba</strong></span></p>
<p><strong><span style="color:#800000;">Eccola </span></strong><span style="color:#000000;"><span style="color:#800000;"><strong>la programmazione televisiva di rugby della settimana</strong> <span id="more-2859"></span></span></span><span style="color:#000000;"><!--more--></span></p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="100%"><a href="http://www.federugby.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=650:rugby-in-tv-sette-grandi-partite-nel-week-end-sabato-h-1500-italia-v-all-blacks-la7sky&amp;catid=109:italia&amp;Itemid=415">RUGBY IN TV, SETTE GRANDI PARTITE NEL WEEK-END. SABATO h. 15.00 ITALIA v ALL BLACKS (LA7/SKY)</a></td>
<td width="100%" align="right"><a title="PDF" rel="nofollow" href="http://www.federugby.it/index.php?view=article&amp;catid=109%3Aitalia&amp;id=650%3Arugby-in-tv-sette-grandi-partite-nel-week-end-sabato-h-1500-italia-v-all-blacks-la7sky&amp;format=pdf&amp;option=com_content&amp;Itemid=415"></a></td>
<td width="100%" align="right"><a title="Stampa" rel="nofollow" href="http://www.federugby.it/index.php?view=article&amp;catid=109%3Aitalia&amp;id=650%3Arugby-in-tv-sette-grandi-partite-nel-week-end-sabato-h-1500-italia-v-all-blacks-la7sky&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=415"></a></td>
<td width="100%" align="right"><a title="E-mail" href="http://www.federugby.it/index.php?option=com_mailto&amp;tmpl=component&amp;link=aHR0cDovL3d3dy5mZWRlcnVnYnkuaXQvaW5kZXgucGhwP29wdGlvbj1jb21fY29udGVudCZ2aWV3PWFydGljbGUmaWQ9NjUwOnJ1Z2J5LWluLXR2LXNldHRlLWdyYW5kaS1wYXJ0aXRlLW5lbC13ZWVrLWVuZC1zYWJhdG8taC0xNTAwLWl0YWxpYS12LWFsbC1ibGFja3MtbGE3c2t5JmNhdGlkPTEwOTppdGFsaWEmSXRlbWlkPTQxNQ=="></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table>
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://www.federugby.it/index.php?option=com_content&amp;view=section&amp;id=18&amp;layout=blog&amp;Itemid=414">Nazionali Azzurre </a></td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Lunedì 09 Novembre 2009 11:13</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Roma – Sei test-match e una partita della Nazionale “A” da non perdere in questo fine settimana.Dopo le rubriche infrasettimanali, si entra nel vivo della programmazione venerdì sera alle ore 19.00, quando al “Beltrametti” di Piacenza, dove l’Italia “A” di Gianluca Guidi inizia la propria stagione dove aveva concluso la precedente, concedendo la rivincita del match estivo di Bucarest alla Romania.Alle 20.30 si passa su Sky Sport 3 dove il Galles, dopo la sconfitta contro gli All Blacks, riceve Samoa, avversaria dell’Italia il prossimo 28 novembre ad Ascoli.</p>
<p>Quasi in contemporanea, alle 20.45 su Sky Sport 2, la Francia ospita i Campioni del Mondo del Sudafrica: occasione da non perdere prima di vedere gli Springboks dal vivo in campo a Udine il 21 novembre.</p>
<p>Sabato, alle 14.00 circa, sia La7 che Sky Sport 1 aprono i rispettivi pre-partita per il Cariparma Test Match di Milano tra l’Italia di Nick Mallett e la Nuova Zelanda. Alle 15.00, in simulcast su La7, Sky Sport 1 e Sky Sport 1 HD calcio d’inizio del la sfida più attesa del 2009, con gli Azzurri chiamati a una grande prestazione contro i tuttineri.</p>
<p>Alle 15.30, su Sky Sport 2, una grande classica del rugby internazionale, Inghilterra – Argentina mentre, in differita (orario da definire) in serata sullo stesso canale la Scozia gioca in casa contro le Fiji.</p>
<p>Domenica chiude la seconda settimana della finestra internazionale novembrina la diretta (ore 16.00, Sky Sport 2) di Irlanda-Australia.</p>
<p>Questa la programmazione in dettaglio:</p>
<hr />Martedì 10 novembre, ore 22.15RTBTUTTO RUGBY</p>
<hr />Giovedì 12 novembre, ore 20.30SportitaliaSI RUGBY</p>
<hr />Venerdì 13 novembre, ore 19.00Incontro internazionale – diretta RaiSportPiù/www.raisport.rai.it<span style="color:#ff0000;">ITALIA “A” v ROMANIA</span></p>
<hr />Venerdì 13 novembre, ore 20.30Test-match – diretta Sky Sport 3<span style="color:#ff0000;">GALLES v SAMOA</span></p>
<hr />Venerdì 13 novembre, ore 20.45Test-match – diretta Sky Sport 2<span style="color:#ff0000;">FRANCIA – SUDAFRICA</span></p>
<hr />Sabato 14 novembre, ore 14.00diretta La7/Sky Sport 1<span style="color:#ff0000;">PRE-PARTITA ITALIA v NUOVA ZELANDA</span></p>
<hr />Sabato 14 novembre, ore 15.00Cariparma Test Match – diretta La7/Sky Sport 1<span style="color:#ff0000;">ITALIA v NUOVA ZELANDA</span></p>
<hr />Sabato 14 novembre, ore 15.30Test-match – diretta Sky Sport 2<span style="color:#ff0000;">INGHILTERRA v ARGENTINA</span></p>
<hr />Sabato 14 novembre, ora tbdTest-match – differi<span style="color:#888888;">ta Sky Sport 2</span><span style="color:#ff0000;">SCOZIA v FIJI</span><br />
<hr />Domenica 15 novembre, ore 16.00Test-match – diretta Sky Sport 2<span style="color:#ff0000;">IRLANDA v AUSTRALIA</span></p>
<p>il club venerdi sera e sabato pomeriggio sarà aperto</p>
<p>ciao a tutti  Giubba</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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			<media:title type="html">clubhouse1</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Serie A Pareggio con l&#8217;Alghero</title>
		<link>http://rugbyverona.wordpress.com/2009/11/08/serie-a-pareggio-con-lalghero/</link>
		<comments>http://rugbyverona.wordpress.com/2009/11/08/serie-a-pareggio-con-lalghero/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 16:19:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rugbyverona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Serie A]]></category>
		<category><![CDATA[Squadre]]></category>
		<category><![CDATA[Alghero Rugby]]></category>

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		<description><![CDATA[Alghero Rugby 10 &#8211; Franklin &#38; Marshall CUS Verona Rugby 10
Il CUS Verona ritorna con un pareggio, come a Benevento, dall’ultima di quattro trasferte consecutive che hanno portato in giro per l’Italia i VerdeBlù. Si ferma il campionato di serie A per gli incontri della Nazionale e finalmente anche la lunghissima e ardua sequenza di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rugbyverona.wordpress.com&blog=4759630&post=2845&subd=rugbyverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Alghero Rugby 10 &#8211; Franklin &amp; Marshall CUS Verona Rugby 10</strong></p>
<p>Il <strong>CUS Verona</strong> ritorna con un pareggio, come a Benevento, dall’ultima di quattro trasferte consecutive che hanno portato in giro per l’Italia i VerdeBlù. Si ferma il campionato di serie A per gli incontri della Nazionale e finalmente anche la lunghissima e ardua sequenza di partite fuori casa termina.<span id="more-2845"></span> Sette incontri disputati da Verona fino adesso e cinque siamo stati ospiti degli avversari. Inizierà dopo la sosta un campionato normale e verso primavera godremo di un lungo periodo di partite casalinghe che serviranno a rafforzare la classifica. Terminiamo il ciclo terribile con 14 punti e il rammarico di averne lasciato per strada almeno 4/5 . La situazione in classifica è buona e il girone 2 della serie A si dimostra sempre più equilibrato e tutto da definire. Il <strong>Franklin &amp; Marshall</strong> potrà certamente arrivare in una posizione più vicina alla testa che quella occupata ora. Sono necessari alcuni aggiustamenti delle opere messe in cantiere dal tecnico Beretta a partire dal 27 Settembre prima di campionato. La partita con il <strong>Novaco Alghero</strong> è stata intensa, giocata in un clima Normanno con vento, nuvole, pioggia e sole, condotta da Verona e lasciata sfuggire di mano quando ormai la seconda incursione in un porto Italiano era quasi del tutto riuscita. E’ questa incapacità di amministrare il vantaggio una delle opere da rivedere così come il gioco di una linea arretrata poco propensa a segnare. Il <strong>Franklin &amp; Marshall</strong> si batte per 80 minuti con una netta supremazia territoriale e di gioco, le fasi statiche (mischia e touche) dominate ma difetta di incisività e di quell’istinto risolutore che serve per vincere definitivamente le partite quando è il momento di finire l’avversario. Questa in sintesi la prova dei VerdeBlù contro un’Alghero dotato di buone individualità, animoso nel gioco e aggressivo in ogni fase, ma anche disordinato e poco incline a dare continuità alla sua manovra. Il <strong>Cus Verona</strong> domina nel primo tempo ogni fonte di gioco e non riesce a concretizzare niente, solamente butta alle ortiche numerose occasioni che avrebbero quasi del tutto chiuso la gara. La nemesi è in agguato e segna invece l’Alghero con <strong>Suan</strong>, Romeno e vecchia conoscenza dei campionati Italiani, che mette fra i pali una punizione. Diverso è il secondo tempo dove, finalmente, Verona raccoglie, sempre con la mischia i frutti del lavoro di potenza realizzato in ogni zona del campo, segnano <strong>Michelini</strong> e <strong>Rampazzo</strong>, il giovane Modenese non ha il piede rodato e sbaglia sia le trasformazioni che le punizioni a nostro favore. La partita è ora intensa e battaglia pura, Alghero vede la sconfitta profilarsi all’orizzonte, <strong>Bordon</strong> mette nuove forze in campo e cerca il tutto per tutto. Vola qualche colpo e a rimediare infortuni ed espulsione sono i Veronesi che perdono <strong>DiGiovine</strong> rimasto a terra dopo un contrasto con Daga e <strong>Lindaver</strong> che cerca di farsi giustizia sommaria improvvisandosi boxer. Siamo in tredici, le sostituzioni sono definitive per Verona, Alghero sfrutta l’ultima occasione della partita e va in meta, Suan trasforma dall’angolo. Fischio finale e amarezza per i punti perduti. Torniamo a casa per la sosta di campionato e per riprendere alcuni fili della matassa che si sono persi in questi lunghi giri per l’Italia o che non sono mai stati, finora, messi nella giusta posizione sul telaio. Avremo tutto il tempo per analizzare questo primo scorcio del campionato di serie A, ci sono tre settimane per raccontare la storia di questo ritorno dei colori VerdeBlù nel campionato Nazionale.</p>
<p> <strong>Novaco Alghero</strong>: Sauan, Daga, Franchin, Toniolo, Peana (60° Chiumento), Kunz, Fidanza (68° Indovino), Gilbert, Usai (68° Ferrari), Brandling, Duca, Paco, Capponi (68° Bonetti), Spirito, Bersani. A disp.: Lombardo, Spanu, Salis . All. Bordon</p>
<p><strong>Franklin &amp; Marshall Cus Verona</strong>: Pizzardo, Girelli (41° Belloni), Pietrogrande, Herenù, Furieri R. (63° Lindaver), Michelini, Mariani (75° Federzoni), Rampazzo, Spotorno, Pauletti (41° Gasparato), D’Antuono (70° Di Giovine), Braghi, Tassi (50° D’Agostino), Neethling, Cenedese (75° Pasinato). A disp. De Luca. All. Beretta</p>
<p><strong>Arbitro</strong>: Boaretto di Rovigo   <strong>Giudici di linea</strong>: Fracasso e Marattini di Este (Pd)</p>
<p><strong>Marcatori</strong>: 17° piazzato Sauan (3-0), 45° m. Michelini (3-5), 66° m. Rampazzo (3-10), 83° m. Brandling trasforma Sauan</p>
<p><strong>Note</strong>: piovaschi anche violenti, schiarite e forte vento. Terreno in buone condizioni. Cartellini gialli: 15°-25° Daga; 65°-75° Gasparato e Brandling. Cartellino rosso: 78° Lindaver. Primo tempo: 3 – 0. Calci Alghero 2/4; Cus Verona 0/3. Punti classifica: Alghero 2 – Cus Verona 2 . Man of the match: Rampazzo. All’inizio è stato osservato un minuto di silenzio per la scomparsa della dirigente del Cus Verona Katia Soave Zampieri</p>
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		<title>Under16 Vittoria a Venezia</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 16:14:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rugbyverona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovanili]]></category>
		<category><![CDATA[Squadre]]></category>
		<category><![CDATA[Rugby Venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[Junior Rugby Venezia 12 &#8211; Ferrari BK Cus Verona Rugby 22
Si tocca con mano la commozione dei giovani Veronesi nel silenzio del campo di Favaro Veneto, solo la pioggia e il vento rimangono per lunghissimi secondi la colonna sonora al ricordo di Katia Soave.Poi inizia la partita, sul primo campo pesante della stagione, ricordo delle innumerevoli [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rugbyverona.wordpress.com&blog=4759630&post=2843&subd=rugbyverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Junior Rugby Venezia 12 &#8211; Ferrari BK Cus Verona Rugby 22</strong></p>
<p>Si tocca con mano la commozione dei giovani Veronesi nel silenzio del campo di Favaro Veneto, solo la pioggia e il vento rimangono per lunghissimi secondi la colonna sonora al ricordo di <strong>Katia Soave</strong>.<span id="more-2843"></span>Poi inizia la partita, sul primo campo pesante della stagione, ricordo delle innumerevoli battaglie dello scorso anno nel fango e nella pioggia. Terza partita in trasferta per i ragazzi di <strong>Renica-Zancanella</strong> nella periferia est di Mestre per incontrare i coetanei del <strong>Venezia Rugby</strong>. Il Cus Verona trova sul suo cammino una squadra Veneziana ben impostata fisicamente e con qualche buona giocata, ma anche poco propensa a tenere in mano il pallone nei momenti in cui potrebbe essere pericolosa. Il gioco impostato da Verona è sempre basato sulle penetrazioni verticali dei suoi corridori o dei portatori di palla, con rare aperture al largo e contrattacchi strutturati. Incomincia anche a vedersi il gioco tattico con lo spostamento dell&#8217;asse del gioco attraverso calci di spostamento e liberazione, ma ancora i ragazzi faticano in questa fase prestando il fianco a contrattacchi, frutto di calci sbagliati, o a faticosi spostamenti della palla con le mani e continui, faticosi punti d&#8217;incontro. Parte bene Verona che imposta la partita fin dai primi minuti con buone penetrazioni e controllo del territorio, segna <strong>Viviani</strong> con un avanzamento verticale che lo porta quasi sotto i pali, trasforma <strong>Leso</strong>. Sono passati 5 minuti e Verona dimostra un buonissimo passo, <strong>Venezia, </strong><strong>però,</strong> incomincia a prendere le misure ai ragazzi Veronesi combattendo sui punti d&#8217;incontro con grande determinazione. La difesa del Cus Verona mostra qualche cedimento sia nei placcaggi, che nello spostamento del gioco e perde momentaneamente Marchio per un colpo al naso, entra Battista. I ragazzi Veneziani si battono con ferocia e riescono a pressarci per lungo tempo dentro i nostri 22, Giovanni Zanatta in un raggruppamento rimane a terra dolorante e ritorna in campo Marchio nell’inedito ruolo di terza linea. Verona accusa il colpo e la meta Veneziana è vicina: un lungo calcio manda la palla oltre la linea Veronese, il più veloce è l’ala giallo-amaranto che schiaccia,, non trasformata la meta. Rimane il tempo per un tentativo da circa metà campo di Leso che batte un calcio di punizione che vola basso nel vento andando ad impattare la traversa e rimbalzando al di la della linea, 5-10 per Verona e finiscono i primi trenta minuti. Si riparte con fatica per il secondo tempo portando la palla, la linea arretrata lagunare capisce bene i movimenti dei nostri trequarti e va all’intercetto depositando l’ovale al centro dei pali, meta trasformata per il sorpasso. Il Verona si riorganizza e riesce a ripartire giocando con più efficacia, il pacchetto degli avanti continua nella sua opera di conquista nelle fasi statiche e nei raggruppamenti, la linea arretrata da maggior penetrazione al suo gioco. Da una insistita azione Verona riesce a tornare in meta con Ruggeri, trasformata da Leso e Verona ripassa in avanti. Il Venezia Rugby incomincia a mostrare qualche segno di nervosismo e una certa confusione nelle giocate, Verona si rende ancora pericoloso con una lunga fuga sull’ala di Battista che arriva a tre metri dalla linea di meta, finchè una magnifica giocata a seguito di un veloce raggruppamento porta in meta alla bandierina Calabrò. La mancata trasformazione decreta anche la fine della contesa. Verona conquista la prima meritata  vittoria esterna della stagione e la dedica per espressa volontà della squadra a <strong>Katia</strong> e alla famiglia, Umberto Fanny e Rudy.  Hanno debuttato nella ventosa giornata di Novembre fin dal primo minuto: <strong>Destro</strong> al tallonaggio e <strong>Ballisti </strong><strong>in seconda linea</strong>, entrambi hanno dato tutto ciò che potevano per la vittoria. <strong>Marchio</strong> ha ben eseguito il ruolo di terza linea per lui inconsueto. Speriamo che lo stage in Francia chiamato“gioco al piede” non rimanga solamente un bel ricordo estivo. Rinfrescarlo con il lavoro specifico darebbe alla squadra una possibilità di giocare alzando il livello di competitività e le capacità di alcuni giocatori ne trarrebbero sicuro beneficio. Bravi ragazzi, continuate su questa strada.</p>
<p>Formazione<strong> Ferrari Bk Cus Verona Rugby</strong>: 1 Faggioni, 2 Destro, Cusumano, 4 Tanto, 5 Ballisti, 6 Bosio, 7 Zanatta (25° Marchio), 8 Viviani, 9 Leso, 10 Bignotto, 11Marchio (10° Battista), 12 Ruggeri, 13 Battizocco, 14 Calabrò, 15 Leardini. A disposizione: Melotti, Ruffoni. Ermanis</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;U14 prosegue la striscia positiva di risultati: 27-7 al Valpo</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 13:54:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ranghibus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovanili]]></category>
		<category><![CDATA[Rugby Valpolicella]]></category>
		<category><![CDATA[under 14]]></category>

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		<description><![CDATA[In mezzo alla vento e all&#8217;acqua che spazzano la città e il Gavagnin, i ragazzi osservano un minuto di silenzio in ricordo di Katia. Hanno da combattere contro i cugini del Valpolicella per lei, e anche per Leo, sfortunato compagno che i medici hanno fermato (quanto a lungo non si sa, speriamo poco) per un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rugbyverona.wordpress.com&blog=4759630&post=2838&subd=rugbyverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>In mezzo alla vento e all&#8217;acqua che spazzano la città e il Gavagnin, i ragazzi osservano un minuto di silenzio in ricordo di Katia. Hanno da combattere contro i cugini del Valpolicella per lei, e anche per Leo, sfortunato compagno che i medici hanno fermato (quanto a lungo non si sa, speriamo poco) per un problema alla gamba sinistra.<span id="more-2838"></span></p>
<p>Le squadre sono in parte quelle che si sono già affrontate due volte quest&#8217;anno, con parecchi cambi a causa dell&#8217;influenza (il Valpo) e per l&#8217;opportuno turnover (Cus Verona). Inizia la partita e l&#8217;equilibrio sembra dominare: il Valpo sfrutta la maggior grinta e fisicità, ma i ragazzi cussini rispondono con la velocità e un&#8217;attenta difesa. Alla prima vera azione consistente, verso la metà del primo tempo, il Valpolicella preme e passa: un&#8217;incertezza del mediano veronese  fa rotolare un pallone vicino alla linea di meta, non è difficile per la seconda linea del Valpo raccogliere e schiacciare.<br />
Si teme la maggior determinazione dei giallorossi, ma i cussini non si sfilacciano e ribattono colpo su colpo. Si va al riposo senza altre segnature.</p>
<p>Il tempo da lupi peggiora perfino, all&#8217;inizio del secondo tempo. Un paio di cambi resi necessari dalle precarie condizioni fisiche dell&#8217;estremo e del secondo centro verdeblu consentono l&#8217;ingresso di due colonne portanti della veloce linea di trequarti veronese, che dopo un po&#8217; di rodaggio plana in meta; la trasformazione riesce e si va in parità. Dopo qualche minuto prosegue la girandola di cambi, escono alcuni affaticati e entrano ben cinque riserve, fresche e motivate. Anche i &#8220;superstiti&#8221; avvertono il cambio di ritmo, e si adeguano: fioccano così le mete, nella seconda metà della partita, alcune di ottima fattura; il Valpo non riesce a reagire, anche per la mancanza di un numero adeguato di cambi, e la partita finisce 5 mete a 1: 27-7 il risultato finale.</p>
<p>Una buona prova dell&#8217;under 14, forse la migliore giocata fin qui, perché tutti i ragazzi hanno dimostrato di aver acquisito alcuni nozioni basilari del gioco strutturato a tutto campo. Avremo modo di vedere <strong><span style="color:#ff0000;">domenica prossima ad Altichiero (Pd)</span></strong>, in un concentramento impegnativo contro Valsugana e Udine, se questa fase di apprendimento sarà abbastanza consolidata da permettere di passare ad un livello superiore.</p>
<p>Nel frattempo, <strong>mercoledì 11 </strong>ad Altichiero <strong>otto ragazzi</strong> andranno a riempire la <strong>selezione d&#8217;area 3</strong> per giocare contro la selezione 4 (Pd+Vi): un ghiotto antipasto del concentramento di domenica per Benatti, Bertucco, Guerrini, Martini, Vanzo, Vassanelli, Todeschini, Zanoni.</p>
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		<title>La Domenica degli Juniores &amp; Seniores</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 20:15:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rugbyverona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovanili]]></category>
		<category><![CDATA[Serie A]]></category>
		<category><![CDATA[Squadre]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Alghero]]></category>

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		<description><![CDATA[
Campionati che osservano un turno di riposo per le categorie Under20 e Serie C. L&#8217;Under18 si è fermata per la giornata di lutto proclamata dal Cus Verona Rugby dopo la dolorosa perdita di Katia Soave accompagnatrice e animatrice dell&#8217;Under20. La gara con il Valpolicella verrà recuperata in data da destinarsi. Under16 Domenica 8 Novembre 2009 alle ore 10.o0 l’Under16 [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rugbyverona.wordpress.com&blog=4759630&post=2834&subd=rugbyverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div>
<p>Campionati che osservano un turno di riposo per le categorie <strong>Under20 </strong>e <strong>Serie C</strong>. L&#8217;Under18 si è fermata per la giornata di lutto proclamata dal Cus Verona Rugby dopo la dolorosa perdita di Katia Soave accompagnatrice e animatrice dell&#8217;Under20. La gara con il Valpolicella verrà recuperata in data da destinarsi.<span id="more-2834"></span> <strong>Under16</strong> <strong>Domenica 8 Novembre 2009</strong> alle ore 10.o0 l’Under16 del <strong>Ferrari BK CUS Verona Rugby</strong> giocherà al <strong>Campo Comunale</strong> Via Monte Cervino di <strong>Favaro Veneto &#8211; Venezia</strong> la seconda partita in trasferta consecutiva con il <strong>Junior</strong> <strong>Rugby Venezia</strong>. E&#8217; emergenza per il duo <strong>Loris Renica</strong>-<strong>Nicola Zancanella</strong> che devono affrontare la perdita per infortunio e malattie di stagione di una buona quantità di giocatori. La squadra avrà notevoli cambiamenti in alcuni settori e sarà l&#8217;occasione per giocatori poco impiegati finora per mostrare le loro qualità e capacità in campo. La posizione in classifica delle due squadre è simile, Verona ha sempre fatto punti nonostante le sconfitte e Venezia è riuscita, con gli stessi risultati, a raccimolare 8 punti. Si preannuncia una partita equilibrata fra due compagini che hanno lo stesso ruolino di marcia. Il Cus Verona si presenta con una formazione inedita e con alcune incognite sulla condizione fisica di alcuni ragazzi reduci da malattie che hanno ridotto la possibilità di allenamento. La squadra sta crescendo gradualmente, dopo un inizio di campionato duro, in cui le partite sono state battaglie dure e giocate fino all&#8217;ultimo con grandissima grinta e determinazione dai giovani Veronesi che hanno dato prova di essere un ottimo gruppo di giocatori. Si annuncia domani brutto tempo e terreno pesante con difficoltà nel maneggiare il pallone, speriamo che come lo scorso anno con l&#8217;arrivo del tempo infame l&#8217;Under16 ritorni a produrre risultati. Anche nelle avversità si vedono le squadre di rugby con carattere, domani i ragazzi di Lorenzo Leso sono pronti all&#8217;ennesima battaglia con il cuore e nervi saldi. Forza ragazzi.</p>
<p>Serie A <strong>Domenica 8 Novembre 2009</strong> alle ore 14.30 il <strong>Franklin &amp; Marshall CUS Verona Rugby</strong> sarà in riva alle bellissime spiaggie di Sardegna per la settima giornata di campionato di serie A girone 2 andrà ad affrontare l&#8217;<strong>Alghero</strong>. Quarta e ultima trasferta di una serie di partite giocate dal CUS Verona in maniera contradittoria. Domani si ritroveranno tra gli avversari volti noti al pubblicio Veronese a partire dal coach <strong>Stefano Bordon</strong> già giocatore e allenatore del Cus Verona anni orsono e due recentissime conoscenze<strong> Toniolo</strong> e <strong>Bernasconi</strong> giocatori che hanno vestito i colori VerdeBlù in stagioni recentissime. Il <strong>CUS Verona Rugby</strong> arriva a questo appuntamento importantissimo per la stagione in fase crescente dopo un tentennamento di tre settimane con altrettante sconfitte. La vittoria di Piacenza ha messo in chiaro che i limiti dei ragazzi di Berretta sono più mentali che tecnici. Alghero è la partita che può rilanciare la stagione di Verona sapendo però che l&#8217;avversario è ostico e assetato di punti. La squadra Sarda ha avuto un percorso altalenante con partite giocate con grande grinta (come tutte le squadre allenate da Stefano Bordon) e risultati deludenti dopo prestazioni opache. Ripartiamo dalla nostra odierna maggior certezza: la mischia di grande qualità sia nelle fasi statiche che sui punti d&#8217;incontro. E&#8217; ripetitivo scriverlo ad ogni presentazione, ma è salutare sapere che dal motore della squadra vengono sempre più segnali positivi. La linea arretrata è sulla buona strada per trovare l&#8217;assetto definitivo per essere parte integrante del gioco del Cus Verona Rugby. Il cantiere di Berretta è in fase di chiusura e le prime opere saranno consegnate finite al termine di questo lungo e difficile pellegrinaggio in giro per lo stivale. Avremo tre settimane per valutare l&#8217;andamento generale della squadra, matricola in serie A e con una nuova guida tecnica arrivata a Verona a fine Agosto. Ci sarà dopo lo scontro di Alghero una pausa del campionato per fare dei bilanci sereni. Si riprenderà il 29 Novembre tra le mura amcihe del Gavagnin con i nostri avversari per l&#8217;accesso alla serie A: l&#8217;Asti Rugby.  E&#8217; tempo di di concentrarsi su Alghero e la sua nota grinta e caparbietà, Verona ha i mezzi per contrastare fino all&#8217;ultimo i Catalani e di ritornare con buone e positive sensazioni. Umiltà e grande grande freddeza sono le parole per ritornare con la classifica mutata in positivo. La formazione del <strong>Franklin &amp; Marshall  CUS Rugby Verona</strong>: <strong>1 Cenedese, 2 Neethling 3 Tassi, 4 D&#8217;Antuno, 5 Braghi , 6 Pauletti, 7 Spotorno, 8 Rampazzo (Capitano), 9 Mariani, 10 Michelini, 11 R. Furieri, 12 Pietrogrande , 13 Herenù , 14 Girelli, 15 Pizzardo. </strong>A disposizione<strong>: 16 Pasinato, 17 D&#8217;Agostino, 18 DeLuca, 19 Di Giovane, 20 Bellini, 21 Federzoni, 22 Belloni 23 Gasparato</strong></p>
</div>
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