La storia del Rugby Verona inizia alla fine degli anni ’50, riprendendo tra l’altro una più antica tradizione dell’anteguerra. Nel 1959, infatti, i pionieri della pallaovale veronese – il Prof. Walter Bragagnolo e i vari Grigoli, Reggiani, Sartori e Cametti – danno vita alla prima formazione del Rugby Verona, dedita, però, ancora al gioco a tredici, cioè ad una versione che conobbe poi fortuna professionistica nei paesi anglosassoni, ma che trovò invece scarso radicamento in Italia. Nel 1962, anno che consideriamo realmente il primo della nostra storia , il rugby veronese vira in direzione del gioco a quindici, partecipando al campionato di serie C sotto la guida preziosa di Lino Ferraretto, atleta di grande spessore con esperienza di serie A e di Nazionale che ha svezzato intere generazioni di rugbisti .
Nel ’63, nel frattempo, il sodalizio entrava a far parte del C.U.S. dell’epoca, denominato Circolo Universitario Sportivo. Nella stessa metà degli anni ’60, parallelamente alla crescita delle qualità tecniche della squadra, arriva la prima promozione in serie B.
All’inizio degli anni ’70, dopo una flessione in C, il Rugby Verona si stacca dal C.U.S. ed inizia una nuova epoca sotto la sponsorizzazione OREL.
Sempre sotto la direzione tecnica di Ferraretto, affiancato da Luciano Cametti, il nuovo sodalizio recupera presto la serie cadetta, guadagnandosi un posto di rilievo nel panorama della pallaovale nazionale.
Nel frattempo, lasciati alle spalle i tempi eroici delle lotte – con tanto di partite simboliche sul Listòn e in Piazza Bra – per un dignitoso rettangolo di gioco, dopo le ruvide partite al “Boschetto” e al “Vecchio Bentegodi”, il rugby veronese poteva finalmente disporre di un impianto nuovo ed efficiente: il Campo comunale “Mario Gavagnin” di Via Montorio in Borgo Venezia, ancora attuale campo di gioco del club. Sono quegli gli anni di un più solido radicamento del rugby nel panorama sportivo veronese, con la generazione dei Furlan, Zantedeschi, Spiller, Merzari, Cazzadori, Talarico, Migliorini, La Perna e dei talenti emergenti di Garrò, Tomelleri, Agostinelli, Bresciani e del giovanissimo, allora nazionale giovanile, Luigino Residori, che apre il solco del periodo più aureo del rugby scaligero, anche con l’emergere nel settore giovanile di quei ragazzi – come Renica, Daniele Lugoboni, Davide Adami, Pigatto, Marrella, Olivi, Sarti, Saletti, Leso – che avrebbero costituito la terza ondata del team veronese.
Dalla fine degli anni ’70 e sino all’86, sotto la presidenza di Renzo Benedetti, si sviluppa un decennio fatto di grandi soddisfazioni e di momenti di flessione, di campionati esaltanti e di stagioni amare, con tre soggiorni – frutto di tre promozioni – in serie B ed altrettante permanenze in serie C1. Pur con qualche alternanza (Somaggio, Busson, Tomelleri), è sempre Luciano Cametti la mente tecnica della squadra di quegli anni, rientrata nel frattempo, nell’83, nella famiglia del C.U.S. Verona, divenuto ormai Centro Universitario Sportivo.
La retrocessione in serie C1 nella stagione 1986/87 apre una fase discendente del club verdeblù. Nonostante l’impegno degli atleti e dei tecnici – Bresciani, “Cubo” Abbiati, Adami – il rugby veronese paga il mancato sviluppo del settore giovanile ed un pesante buco generazionale che porta a dibattersi tra C1 e C2 senza trovare la strada della risalita. Sono comunque anni preziosi; non solo perché comunque maturano atleti – come Begal, Bonistalli, Puccetti, Scola – che avrebbero conosciuto la A1 e la A2 con formazioni come quelle del Rovigo e del Brescia, ma perché si tempra un nucleo resistente di giocatori – i vari Picotti, Aiello, Manzini, Riccardo e Davide Jr. Adami, Merci, Campara, Valle, Corradi, Pimazzoni, Steele, Bertossi, Ciba Lugoboni – che dopo il periodo difficile avrebbero costituito il cuore, lo zoccolo della rinascita verdeblù. Ma, soprattutto, in quegli anni, con l’approdo della nuova dirigenza di Davide Adami, Gabriele Campolongo, Stefano Marrella, Renzo Leso, Andrea Ranzato, Fausto Scarsi e Fausto Tomelleri, matura una radicale svolta nella politica societaria, che, puntando a rafforzare la base della piramide dei giocatori e dirigenti, avrebbe concentrato gli sforzi sul settore giovanile e sulla diffusione del rugby nel mondo della scuola. Alla svolta societaria, completata dall’ingresso della sponsorizzazione “Prosystem” di Renzo Brizzi, segue nel ’93 quella tecnica, con l’arrivo di Loris Renica in qualità di allenatore.
La ventata di energia, il nuovo modulo di gioco basato sul movimento generale, ed una più accurata organizzazione della squadra e dell’attività del club portate da Renica – con il supporto logistico del prezioso Maurizio Giubelli – portano in breve alla rinascita del sodalizio cussino, con il passaggio, in tre anni dalla C2 alla serie B. L’avventura in B, dopo dieci anni di assenza dalla serie cadetta, si conclude subito con la retrocessione, causata, in larga parte, dall’inesperienza che aveva penalizzato la prima parte della stagione, pregiudicando l’impetuoso e veemente girone di ritorno. In effetti le stagioni successive avrebbero dimostrato che il ritorno in serie B risultava ampiamente alla portata delle potenzialità della squadra, sia per la compattezza che per la qualità del gruppo. Nella stagione 1999 – 2000, in particolare, sempre nel durissimo girone veneto, soltanto la squadra cadetta del Petrarca nella stagione regolare e quella del Cus Milano degli ex-nazionali del Milan Rugby nei play off di spareggio impediscono di riassaporare il sogno della promozione.
Bersaglio ancora sfiorato nella stagione successiva: la squadra infatti chiudeva al terzo posto sempre nel girone veneto, ad un soffio dai play off. Nell’annata 2000-2001 per conseguire tale obiettivo, la società, senza snaturare i valori più genuini e dilettantistici del nostro sport, ha fatto lo sforzo di rendere più competitiva la squadra: all’esperienza e alla freschezza dei giocatori italo-argentini Pablo Bascary e Gaston Poujade, il primo dei quali giunto l’anno precedente, si è affiancato il carisma riconosciuto dell’ex-nazionale di Rovigo, Stefano Bordon, che soprattutto ha infuso nella squadra quella sicurezza e quella solidità mentale che si sono rivelate indispensabili per superare momenti difficili.
E finalmente, al termine di un campionato giocato sempre all’altezza delle ambizioni e delle aspettative, dopo aver superato ostacoli previsti e imprevisti – un’ineccepibile sul piano normativo, quanto assurda sul piano genuinamente sportivo, penalizzazione per un errore burocratico nel momento cruciale del campionato – con uno splendido rush finale e thriller conclusivo nella regular-season (la partita in trasferta a Udine) e a sèguito di un combattuto e torrido spareggio nei play-off contro il CUS Catania, la squadra ha conseguito la meritatissima promozione in serie B, frutto coerente di un lavoro paziente, condotto secondo obiettivi chiari e precisi. Tale lavoro ha continuato a dare i suoi frutti anche nell’anno successivo 2001-2002, grazie ad un campionato sempre in crescendo che ha permesso alla squadra scaligera di conseguire un ottimo quinto posto in un girone difficile nel quale i nostri ragazzi hanno messo in crisi con prestazioni eccellenti squadre blasonate che poi hanno conseguito la promozione nella serie maggiore. La promozione in serie B fa ha costituito un traguardo che ha aperto interessanti scenari e, naturalmente, nuove mete: soprattutto far conoscere il nostro sport alla più vasta platea possibile della nostra città e allargare sempre più il numero di giocatori, giovani e giovanissimi.
Anche in questa ottica la Società, dopo i fasti e i successi della decennale gestione di Loris Renica, cuore pulsante del club, che ha contribuito in prima persona con un lavoro assiduo, intelligente e infaticabile a far crescere il rugby a Verona, ha deciso nell’anno 2003-2004 di affidare la guida tecnica della prima squadra al ruvido carisma di Stefano Bordon, ex nazionale di Rovigo: il lavoro del tecnico rodigino, approdato quest’anno al Modena Rugby in serie A, ha permesso di continuare a forgiare un gruppo sempre più forte mentalmente e più consapevole delle proprie potenzialità.
La serie B nel girone veneto impone indubbiamente nuovi sforzi e nuovi impegni non solo finanziari, ma anche tecnici e organizzativi: già due anni fa la squadra è stata rinforzata dall’arrivo di giocatori molto interessanti come il mediano di mischia Emiliano Marcos o come i fortissimi Daniele Moro, centro-apertura, e Mattia Saccomani, terza linea, provenienti dai cugini del Rugby Club Valpolicella. Negli ultimi due anni la Società ha continuato a muoversi seguendo la chiara e consolidata filosofia sportiva di mantenere un mix equilibrato tra giocatori esperti, giovani provenienti dal vivaio e giocatori provenienti da altre esperienze rugbistiche, ma comunque ben inseriti per motivi di studio o di lavoro nel tessuto della nostra realtà: non campioni professionisti di passaggio, ma giovani spinti dalla voglia di fare un’esperienza sportiva nuova in una città splendida o, addirittura, attratti dal desiderio di diventare cittadini veronesi. Di qui l’arrivo di giocatori provenienti dal vivaio petrarchino, come la velocissima ala Giuseppe “Geppo” Belloni, studente dell’Ateneo scaligero, il centro Bruno Doglioli e il forte pilone Maurizio Martini Barzolai, o giocatori ambiziosi alla ricerca di nuove esperienze sportive e umane come il terza linea Mariano Spotorno.
La maturazione di giocatori provenienti dal vivaio come il seconda linea Antonio Tripodi o il pilone Andrea Burgio alla loro prima esperienza in serie B si affianca alla presenza sempre più significativa dei giovani, ma già esperti Francesco Bambusa, Enea Braghi, Alessandro De Luca, Willy Muttin, Matteo Monchelato, Tommaso Leso, espressioni del vivaio verdeblù. La spina dorsale di questo gruppo è ancora costituita da quei giocatori che hanno fatto la storia del CUS negli ultimi dieci anni: Simone “Rollo” Bertossi, Leo Carli, Corrado Corradi, “Lola” Lonardi, Cico Zancanella. Questo mix può aprirsi già nel corso dell’anno a nuovi apporti di giovanissimi che affrontano il sempre impegnativo campionato Under 19 agli ordini del blasonato tecnico argentino Martin Ypuche.
La presenza sulla soglia della prima squadra di giovani dell’Under 19 sancisce la validità del lavoro societario di ampliamento della base dei giocatori, lavoro svolto sempre in mezzo a mille difficoltà, ma sempre in divenire: l’Under 17 allenata da Luca Comitti, coach ma anche webmaster del sito CUS Verona Rugby, e l’Under 15 allenata da Gian Battista “Jumbo” Fumagalli, giocatore della prima squadra, oltre al lavoro nelle scuole animato dall’infaticabile Muttin, garantiscono il futuro del rugby verdeblù. La volontà di mantenere operante per la prima squadra la miscela di un gruppo che si è formato pazientemente negli anni costituisce un obiettivo fondamentale del nuovo Consiglio direttivo sotto la guida del nuovo Presidente Giorgio Sandroni, il quale come primo atto del suo mandato ha individuato in Antonello Catarinicchia, tecnico patavino di grande esperienza, sapienza rugbystica e spessore umano, la persona giusta per far crescere una squadra costruita con razionalità anno dopo anno: crescita nella mentalità, nel rigore e nella qualità del gioco, ma senza tarpare le ali della fantasia in campo, e dell’ironia e autoironia fuori del campo, ingredienti tipici della tradizione cussina.
Mix di presente e passato per crescere nel futuro: con un nuovo allenatore, un “vecchio” capitano. E’ ancora Federico “Ciccio” Gasparato a suonare la carica in un campionato insidioso e difficile come quello della serie B, girone veneto.
Il presente di questa Società – che schiera come si è visto diverse formazioni giovanili impegnate nei campionati federali e che è interlocutrice stabile nell’educazione motoria di molti istituti scolastici cittadini – si chiama pertanto volontà di continuare la crescita e di mantenere con costanza gli alti livelli conseguiti.
Il presente di questa Società si chiama volontà di conseguire alti livelli, consoni al blasone e alla tradizione del CUS Verona, e coerenti con le risorse umane e imprenditoriali della nostra città.
Il presente è conquistare Verona al rugby e conquistare il rugby per Verona.